“Ma lo sguardo no, quello non si può confondere, né da vicino né da lontano! Oh, lo sguardo, sì che è significativo!

Come il barometro.

S’indovina tutto: chi ha un gran deserto nell’anima, chi senza una ragione è capace di ficcarti uno stivale fra le costole e chi invece ha paura di tutto.”

Mikhail Bulgakov, Cuore di Cane

Lui però non aveva paura.

Guardava, con i suoi occhietti rotondi, ma credo che la paura vera e nera non l'abbia mai incontrata.

Ogni tanto era teatrale, con il suo modo di piangere, appena ti mettevi la giacca per uscire, che non mi faceva pensare ad altro che tornare a casa, in preda al senso di colpa.

Erano scenette da bravo attore, aveva capito, a modo suo.

Credo invece le anime aride le abbia incontrate, ma non se n'é accorto, le ha amate lo stesso.

Dicevano che ci assomigliavamo. 

La Fede ci chiamava fratellini, io con il trucco sempre sbavato intorno agli occhi, lui con quel contorno nero che era tipico della sua razza.

Che stava iniziando a imbiancare, comunque.

Il mio trucco si é sciolto molto.

Gli ho fatto tante foto, in questi anni, abbiamo fatto qualsiasi gioco, gli ho parlato tanto e tanto ho sperato che mi rispondesse. Non che ne avesse bisogno.

Non gli ho fatto tanti disegni quanti se ne meritava.

Però ne ho cercati un po' e messi insieme.

Onorare la memoria.

Mi manchi tanto, amico.

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