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Vorrei parlar di libri pt.4

la storia di Mina

Leggere mi tira sempre su di morale. 

Ma quando la situazione sfugge di mano ed entro in uno stato di I N A N I M A T E Z Z A emozionale, quello che mi serve è un libro per ragazzi/bambini.

In questo modo, nelle ultime settimane, mi sono avvicinata a “La storia di Mina” di David Almond. Mi rigirava nella testa da qualche tempo, ero rimasta d’incanto di fronte alla copertina, che mi pare sia di Fabian Negrin, ma mentre scrivo sono colta da un dubbio….chiedo perdono!  

(Tra l'altro, questo è proprio uno di quei libri che già si giudica dalla copertina..)

In alto a sinistra c'è una ghiandaia, che è un po’ il mio uccello preferito.. E poi un pettirosso, un cardellino e, in volo, una cinciallegra. Questo uccellino è comune, qui nelle mie zone, anche ora che, momentaneamente, vivo in città, nell’attesa di tornare in un paesino vicino al bosco.

E’ venuto a trovarmi di frequente, ultimamente, invogliato anche dalle palline di semi che gli ho lasciato sul balcone. 

Io l’ho ritratto in diversi modi. 

Non è un cantore soave, la cinciallegra, anzi.. sembra una comare di paese, se ne sta li sempre pronta a dir la sua, a “contarla su”. 

Mina, nel libro che racconta la sua storia, preferisce invece le allodole.

Sono rimasta molto colpita da una frase che trovo decisamente attuale, in questo bel libro di Almond: ”[…]quando le nostre città saranno cadute in rovina, gli uccelli continueranno a volare e a cantare, a fare il nido, deporre le uova, allevare i piccoli. Forse, qualunque cosa accada alle altre creature, gli uccelli esisteranno per sempre, finchè esisterà la Terra stessa. Sono creature eterne. Ecco come la penso: se esiste un Dio, forse è attraverso gli uccelli che ha deciso di parlare". 

In ogni pagina di questo libro c'è un’analisi profonda della permanenza e dello stato della vita umana.

Le grandi questioni che il mondo adulto rifugge, di cui ha sempre molta paura di parlare. Mi accorgo che spesso, nelle persone 'adulte', anche se c’è dell’introspezione, si tende a lasciarla nascosta sotto a tonnellate di banalità.

Mina conosce la morte, le parla, cerca di affrontarla, nonostante la paura e la tristezza.

Incontra la vita, che le si presenta con diversi abiti: un’allegra anziana signora, il pulviscolo della pelle, il volo degli uccelli, un nido di merli. 

Anche in questo libro, come nella scorsa recensione, ho avuto la sensazione di toccare qualcosa di immateriale.. Che sia la natura, che sia la morte, che sia un’ode alla luna.

Mina è una di quelle bambine che ti fanno ripensare all’infanzia, provando un po’ l'illusione di essere stata come lei e, contemporaneamente, una lieve invidia per quell'universo perduto. 

Un consiglio: appuntatevi gli esercizi di Mina, sperimentate di nuovo, un pochino per volta, la leggerezza del mondo bambino. 

bonus illustrazione: le cinciallegre pettegole

 

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